
Fra i diversi elementi o i diversi percorsi adottabili per tracciare mappe del Festival di Santarcangelo, scoprendone o inventandone chiavi di lettura, quello della “visione” sicuramente risulta uno dei più plausibili, soprattutto in relazione alle numerose proposte extraperformative di cui è ricco il programma.
Dovendo viaggiare all’interno di quest’area è necessario prima di tutto definire due grandi segmenti (ancorché decisamente intrecciabili fra loro): quello documentario e quello creativo.
Il fondamento del comparto documentaristico è dato dalla ricorrenza del quarantennale del festival, traguardo col quale esso ha voluto valorizzare la propria storia – che è anche la storia del teatro di ricerca italiano - con un variegato insieme di iniziative.
Innanzitutto le mostre: la più appariscente è “40 manifestinpiazza”, a cura di Andrea Succi. Sulla facciata del Palazzo Comunale, in Piazza Ganganelli, sono stati collocate le gigantografie dei quaranta manifesti che hanno accompagnato la storia del festival, spesso firmati da famosi artisti, fra i quali Tonino Guerra, Renzo Vespignani e Alberto Sughi.
Un’altra, dal titolo “A cielo aperto”, è composta da alcune fotografie recuperate dall’archivio, anch’esse di grande formato, collocate nelle strade e nelle piazze del paese, raffiguranti noti artisti della scena italiana e internazionale che nel corso degli anni hanno partecipato al festival.
A queste, si aggiungono tre esposizioni, dai nomi assonanti: “Un festival in movimento”, che presenta frammenti video storici nei bar della città, “Un festival fotografato”, con immagini di Umberto Macrelli dal 1971 al 1988, e “Un festival archiviato”, una raccolta dei programmi di questi quarant’anni, con un video che ripercorre la storia del festival nel succedersi delle varie direzioni artistiche, nella Biblioteca Comunale. I ricordi di questa lunga storia si intrecciano infine anche con la biografia di Romeo Donati, storico sindaco di Santarcangelo nonché fondatore del festival, che nel libro-intervista “Sono diventato sindaco ed è cominciata un’altra vita” racconta la sua esperienze tra politica e cultura.
Ma è sul versante creativo che la dimensione visiva assume un ruolo del tutto aderente allo spirito del festival, partendo addirittura dal manifesto, che ne è simbolo. In questo caso, la spiazzante povertà grafica (un grande spazio rosso) include quella stessa esigenza di partecipazione che quest’anno è una delle cifre più forti del programma performativo. Infatti lo spazio rosso è fatto per essere riempito con le opere del pubblico, consultabili sul sito, mentre è stato chiesto ad alcuni artisti del disegno, della pittura e della fotografia di donare l’originale utilizzato per comporre la propria proposta di manifesto per poi venderlo in un’asta pubblica rivolta a spettatori e cittadini.
Anche la street art ha il suo spazio: verranno infatti creati anche murales d´autore firmati da "Ericailcane", un visual artist con base a Bologna.
Fra i numerosi laboratori presenti, è particolarmente pertinente a questa prospettiva quello “di sguardo” di Stefano Ricci, basato sull’uso della fotocamera e della videocamera, dal titolo “Gli esagerati”. Non è un laboratorio di fotografia, ma l’invito a uno sguardo “concentrato e strabico” su quanto avviene a Santarcangelo; da qui nascerà il materiale fotografico ufficiale del festival.
“Immagine” al centro dell´attenzione anche per Fanny & Alexander, che conducono un laboratorio su “Immagini della realtà (Atlante)”, da cui scaturirà l’”Atlante rosso”, per la costruzione di un archivio figurale a partire dalle immagini di Santarcangelo 40.
Nei televisori di alcune case private di Santarcangelo verranno mostrati i documentari di “Adotta un doc”, progetto di Marco Bertozzi in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia dedicato al tema della rappresentazione dell’altro, a partire dalla domanda “Chi è il mio prossimo?”, mentre video-animazioni degli allievi del Corso di Perfezionamento in Disegno Animato di Urbino verranno proiettate sulle finestre prospicienti Piazza Ganganelli.
Il progetto “Vorrei e potrei”, del gruppo “Sguscio”, prevede una raccolta di idee per una città possibile e futura, e comprende la scelta di frasi da inserire nello spazio rosso del manifesto, che verrà così riproposto in strade e in luoghi pubblici della città.
Fra i laboratori vogliamo ricordare infine che prosegue l’interessante esperienza di “Per uno spettatore critico”, anche se non è direttamente pertinente alla dimensione "visuale" qui considerata. E´ promosso dal Collettivo "Altre velocità", col suo “Osservatorio critico” e con “Radio Gun Gun”, la radio ufficiale del festival, con i suoi incontri a tema, fra i quali quello dedicato al libro di Claudio Meldolesi su Leo De Berardinis, che fu direttore del festival dal 1994 al 1997. Alcuni audio prodotti da "Radio Gun Gun" sono ospitati in queste pagine.